La storia della breccia nel "Muro di Cernita"

Ci troviamo nella capitale, South Ancient, quando i vari contadini della zona pianeggiante non si vedono più per le strade e nei campi a lavorare, i signori della zona alta, preparano una truppa per mandarla nel latifondo a controllare.
Intanto il giornale locale, parla della mancanza di voglia della classe sociale più bassa, e associa il tutto con l'apertura della nuova taverna "Del Podere"...ma che sorprendentemente è completamente vuota di gente, c'è solo il bottegaio che sta aggiustando il serramento. Intanto, nella distanza, si sentono rumori incredibili, di urla disperate da una parte e di altre (ma questa volta incitando una sorta di libertà) dall'altra.
Le truppe si precipitano e, arrivati nella zona, assistono ad uno scenario incredibile, i contadini stavano distruggendo le mura cantando un inno alla gloria in cui il ritornello faceva così: "Sepolti in un campo di grano, non siamo noi, ma i signori che hanno provato a sfidare il nostro Gladio". I contadini ormai avevano l'obiettivo in pugno, e mentre spazzavano letteralmente vie le truppe ausiliari, stavano per fare una breccia.

4 lune dopo
Ormai la breccia era fatta, i contadini erano entrati nella zona alta, i signori erano scappati e il Vassallo del Feudo arrivò a decisioni che nessuno si sarebbe aspettato: la parte meridionale delle mura si sarebbe tolta completamente, la breccia sarebbe rimasta così come ricordo e simbolo di questa insurrezione, il latifondo della capitale sarebbe stato riprogettato completamente con uno stile molto più signorile, è stata istituita l'8 Marzo la "Giornata del popolo" per non dimenticare il coraggio dei cittadini capitolini ed infine tra i versi dell'inno nazionale (Inno alla Gloria) è stata inserita la famosa frase cantata dai contadini adattata al contesto Feudale.


Tratta da "Le storie Feudali Vol.1"
 
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